fbpx

Io per anni non l’ho saputo fare.

Dicevo di sì a tutto: da un invito a pranzo, ad un lavoro non compreso nell’incarico iniziale (e magari non pagato), passando per le richieste di aiuto vario di amici & famiglia.

Morale?

Non avevo tempo per me, non sapevo se davvero i miei sì fossero dei sì convinti, in armonia con i miei desideri, e mi innervosivo spesso.

Dire di sì agli altri corrispondeva a dire di no a me stessa.

Credevo che dire di no fosse sgarbato, che allontanasse le persone, che le facesse restare male.

E alle volte risparmiava discussioni, che magari non avevo voglia o energia di intraprendere.

Con il tempo (e dei percorsi di consapevolezza, fondamentali!) ho capito tre cose importantissime.

La prima è che io non sono responsabile di come si sentono gli altri: sono responsabile di ciò che provo io, così come ognuna e ognuno di noi ha la responsabilità dei propri sentimenti (a parte il discorso genitori – figli, che ha delle sfumature diverse, ma non divaghiamo).

La seconda è che dire di no non provoca catastrofi naturali, nubifragi, pandemie (!): chi davvero tiene a me, resta.

Capisce le mie esigenze e continua a volermi bene, anche se non esco a mangiare la pizza in compagnia.

E chi non capisce, e si allontana dopo un no?

Adotto un approccio molto zen, e mi dico “meglio così”: evidentemente non era la persona giusta per stare nella mia vita.

La terza è che dire di no (quando voglio dire di no) è un atto di rispetto nei confronti di me stessa.

Mi permette infatti di stabilire i confini tra me e ciò che non mi interessa.

Posso così proteggermi, avere maggior controllo e quindi aumentare il mio livello di benessere.

Il passo più importante è quello che mi permette di capire cosa desidero davvero, in modo da dividere le esperienze in COSE CHE VOGLIO FARE e COSE CHE NON VOGLIO FARE.

Poi scegliere me stessa, ogni volta che posso: la libertà è poter dire “no, grazie”, oppure “no, non mi va”.

Inizialmente i miei no erano molto bruschi, ma con il tempo si può imparare a migliorare, giuro 🙂

Come dico sempre, est modus in rebus.

Innanzitutto, con la gentilezza si arriva OVUNQUE.

“Ti ringrazio per aver pensato a me, ma non mi interessa”.

“Sei stata gentile a propormelo, oggi però non verrò al cinema con te”: suonano meglio che un NO secco, vero? 😉

Un’altra tecnica è quella che ci permette di prendere tempo: “ho capito cosa mi stai chiedendo, ci rifletto / ci penso / ci dormo su”, oppure “adesso non ho le risorse (energia, tempo, elementi per la valutazione) per considerare quello di cui mi hai appena parlato, ne parliamo in un altro momento”.

Ci permetterà di riflettere con calma, capire se quello che ci viene richiesto rientra nella categoria COSE CHE VOGLIO FARE oppure se diremo “Grazie, ma no.”


“Dire di sì alla felicità significa dire di no a persone ed eventi stressanti”.

Thema Davis, Psicologa.


E tu, quando hai detto di no l’ultima volta?