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Qualche anno fa ho vissuto un momento particolarmente tosto.

 

Stavo chiudendo un rapporto d’amore, di grande amore.

 

La scelta di porvi fine era condivisa, ed ero fermamente convinta che fosse la cosa migliore in quel momento, per entrambi.

 

Eppure … non riuscivamo a lasciarci andare – o meglio, non riuscivamo a lasciare andare il passato.

 

Continuavamo a sentirci per qualsiasi cosa, sia quelle brutte che quelle belle.

Andavamo a passeggiare insieme appena ce n’era la possibilità.

Restava lui la prima persona a cui volevo raccontare l’ultima novità.

 

Di fatto, non c’era più la parte fisica, ma l’affetto e la quotidianità restavano.

 

“Beh, bellissimo, no?”, penserai tu.

 

E invece no.

 

Soffrivo da morire.

 

Il mio grande desiderio era quello di rimanere uno nelle vita dell’altra e viceversa, eppure sentivo che non era quello il modo in cui volevo farlo.

 

Era come se restassimo legati al passato ma vivendo un presente diverso.

Lo so, la sfumatura è sottile: di fatto, era come se cercassimo di andare avanti ma tenessimo sempre un piede nel passato.

 

Non era quella l’idea che avevo per me, per quel rapporto e per la mia vita.

 

Ne parlai con un’amica che mi stava aiutando molto in quel periodo.


Lei mi disse “adesso ti spiego cosa sta succedendo”.

Mi prese le mani e mi chiese di stringere le sue con forza,  senza lasciarle andare per nessun motivo.

 

Continuavo a stringere, e lei mi chiese di prendere il libro sul tavolo lì vicino.

 

“Ma come faccio?”, le risposi.
Se devo tenerti le mani e non lasciarle andare per nessun motivo, non riesco a prendere nulla!”.

 

Annuì, con un sorriso accogliente.
“Vedo che hai capito”.

 

Inutile dire che sono scoppiata in lacrime, vero?

 

Quel giorno e quel gesto sono stati per me il nuovo giorno zero.

La nuova ripartenza.

 

Ho capito che per prendere in mano qualcosa di diverso, bisogna avere le mani libere.

Che per vivere un nuovo rapporto bisogna dire addio a quello vecchio.

Per accogliere il nuovo bisogna fare spazio.

Per ricominciare bisogna prima finire.

 

È quindi da quella volta che, ciclicamente, faccio spazio – e mi sono appassionata al decluttering!

 

Fare spazio è una delle prime attività da fare quando vogliamo un cambiamento – ed è una delle prime attività che faccio fare a chi lavora con me in coaching.

 

Qualsiasi sia il cambiamento che vuoi, fare spazio è indispensabile.

 

Ciò che è vuoto si può riempire, a ciò che è già pieno non si può aggiungere nulla.

 

Non è detto, però, che il semplice vuoto ti garantisca il cambiamento che desideri.

Troppo spesso, infatti, ci troviamo sopraffatti davanti al vuoto, e pensiamo di doverlo riempire quanto prima.

Ed è proprio questa smania a volerlo riempire a tutti i costi che ci fa fare scelte sbagliate: le decisioni impulsive possono ostacolarci e toglierci energia preziosa.

 

Perchè quello creato non sia un semplice spazio, è necessario trasformarlo in un vuoto generativo.

Un vuoto generativo è quel vuoto che ti porterà al cambiamento che vuoi, permettendoti di riempirlo con calma di ciò che è davvero necessario per la trasformazione che desideri.

 

Pensa a quando ti trasferisci in una nuova casa, che è senza mobili e con le pareti bianche.

Prima di scegliere l’arredamento e il colore da dare alle pareti ed ai soffitti, devi conoscere le caratteristiche di ogni stanza: la forma, la luce nei diversi momenti del giorno, le ombre e le sensazioni che vivi in ciascun ambiente.

 

Fai così, con lo spirito da interior designer, anche con la tua casa interiore: osservala, vivila, respirala e progettala quando è vuota.

Datti il tempo, non avere fretta di riempirla di cianfrusaglie inutili.

 

 

Ti aiuto con questa visualizzazione guidata: vieni con me nella tua nuova casa?