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“Sei una brava persona”

“Secondo me hai fatto bene”

“Anche io avrei preso la stessa decisione”

 

Sono tutte frasi di apprezzamento, giusto?

Eppure, secondo Marshall Rosenberg, padre della Comunicazione Non Violenta, sono forme di giudizio.

L’apprezzamento è un giudizio?

Sono parzialmente d’accordo con la tesi del Dottor Rosenberg, ma credo vada considerato il contesto.

Ritengo possano assumere la forma del giudizio quando sono frasi manipolatorie, che puntano all’ottenimento di qualcosa.

 

Mi spiego meglio.

 

Poniamo che mi rivolga ad una mia collaboratrice dicendole “Ottimo, hai fatto un bel lavoro!”.

A seconda del rapporto che c’è tra noi, della fiducia che lei ripone in me e nelle mie intenzioni e del clima che c’è in quel periodo in ufficio, potrà considerare questa frase in tre modi.

Come un apprezzamento“Che bello, sono contenta di aver lavorato bene e che il mio impegno venga riconosciuto”.

Come un tentativo di manipolazione“È la solita: mi dice che ho fatto bene soltanto perchè crede che così la prossima volta farò ancora meglio. È un continuo alzare l’asticella. Ma non ci casco più”.

Come una fonte di ansia, a seconda della sua personalità – “Oddio, la prossima volta dovrò lavorare ancora più sodo, per soddisfare le sue aspettative. Mi sento inadeguata. Che ansia!”.

Le tre componenti dell’apprezzamento

Come potrò essere sicura che il mio apprezzamento genuino arrivi esattamente così come lo intendo io?

Dovrò esprimerlo con una struttura e con parole molto chiare, che non possano essere fraintese.

Posso seguire questo schema per esprimermi:

  • Azioni: che cosa ha fatto di particolarmente positivo?

  • Bisogni soddisfatti: con la sua azione quali tra i miei bisogni ha soddisfatto?

  • Sentimenti: quali sentimenti ho provato, vedendo soddisfatti i miei bisogni?

(i punti possono anche essere invertiti, non devi seguire per forza quest’ordine)

Quindi, la frase “Ottimo, hai fatto un bel lavoro!” che, di per sé, non offre l’occasione di migliorare (In cosa? Quale lavoro ho fatto bene? C’è qualcosa che ho fatto meglio di altro?), può essere trasformata così.

“Hai sistemato molto bene la contabilità: il fatto che tu abbia riordinato l’archivio in ordine cronologico ci permetterà di trovare molto più velocemente le vecchie pratiche. Mi sento sollevata!”

Alle volte ci sembrano parole scontate, e le riassumiamo con un “grazie”: va benissimo!

Ma spesso esprimere un apprezzamento strutturato (o dare un feedback positivo, si tratta dello stesso concetto) è più utile.

Permette a noi di capire esattamente in cosa quella persona ci ha migliorato la vita, così da tenerne conto per il futuro e per riconoscere il suo valore.

E permette a lei di prendere consapevolezza del reale impatto che ha avuto sulla nostra soddisfazione.

 

Esercitati così

Pensa ad una persona che vuoi ringraziare.

Struttura ora il tuo apprezzamento secondo lo schema.

  • Azioni: che cosa ha fatto di particolarmente positivo, che ti è particolarmente piaciuto?
    NB: dev’essere un’azione o un comportamento visibile!

  • Bisogni soddisfatti: con la sua azione o il suo comportamento ha soddisfatto un tuo bisogno. Qual è?

  • Sentimenti: quali sentimenti hai provato, vedendo soddisfatti i tuoi bisogni? Come ti sei sentita o sentito?

Vuoi passare al livello pro?
Chiama questa persona ed esprimile tutto il tuo apprezzamento, fallo ora: spesso diamo per scontato che le persone sappiano che le apprezziamo (“Ma sì, tanto lo sa già”), eppure non è detto sia così!

Prova ad invertire le posizioni: non preferiresti ricevere un apprezzamento strutturato, rispetto ad un semplice “Ottimo, hai fatto un bel lavoro!” ?

Come ricevi gli apprezzamenti?

Quando una persona ci rivolge un apprezzamento solitamente reagiamo in due modi.

Con l’egocentrismo: crediamo di essere superiori agli altri perchè siamo stati apprezzati.

Con la falsa umiltà: neghiamo l’importanza dell’apprezzamento, lo liquidiamo con un “Figurati, per così poco” – e, di fatto, sminuiamo noi stessi.

Riconoscere il valore che le nostre azioni portano nelle vite degli altri è un gesto d’amore verso noi stessi: non neghiamocelo!

“La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda è quella di essere smisuratamente potenti.”
Marianne Williamson